martedì
mar132012

L'intervento delle Aziende nel sociale

Io credo che il nostro compito fondamentale sia quello di essere portatori di un progetto di vita, di un modo di essere. Bisogna prestare attenzione all’ascolto, che non è preoccuparsi degli altri, ma lasciare che siano gli altri a dire cosa li preoccupa: ascoltare vuol dire fare spazio dentro di sé all’altro.
 
Un punto culminante dell’educazione alla solidarietà riguarda il dono di sé che presuppone umiltà, pazienza, il dare tempo all’altro per camminare insieme nel riplasmare i rapporti sociali: questa è l’essenza della nostra esperienza. Il livello di civiltà di una società non si misura dalla sua capacità di produrre, dal tasso di industrializzazione o dal tasso di reddito pro-capite, ma più semplicemente dal livello di assistenza o dalla capacità di sostenere i più deboli. Il servizio alla persona non va concepito a singhiozzo, ma deve durare nel tempo: si tratta di una grossa pretesa, ma viene sostenuta dallo stimolo della motivazione. Ascoltare questo stimolo, cercare di averlo sempre presente, di coltivarlo, porterà alla necessità di prodigarsi senza lasciarsi soffocare da facili alibi, da cedimenti arbitrari.
 
La continuità è una marcia obbligatoria nella solidarietà, essa deve descrivere una precisa traiettoria che fa e deve fare storia, deve irrompere nella società che sollecita e desidera testimonianze di fratellanza e di amore, senza che questa affermazione suoni retorica e presuntuosa. È necessario far maturare nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei nostri ambienti di lavoro, il desiderio e la necessità di essere utili, ma tutto ciò deve essere un’esigenza intramontabile, uno stimolo costante e impositivo, per una continuità che riassuma in sé tutto il coraggio e la coscienza di quella conversione che auspichiamo per noi e per la società, con un comportamento silenzioso ma costante che potrà scavare la pietra dell’indifferenza e dell’ostilità. 
 
Onore al merito delle aziende che hanno scelto di adottare i criteri di responsabilità sociale sostenendo progetti e programmi finalizzati al benessere della collettività. Si parla spesso della centralità del malato, molto meno della centralità della persona: i casi di suicidio, l’uso di droga, comportamenti asociali sono un sintomo inequivocabile di disagio. La prevenzione di questi fenomeni deve entrare a far parte sempre più di una politica integrata tra il sociale e il sanitario.
 
Proprio oggi, in cui la gestione dei servizi e delle strutture sanitarie impone un accresciuto impegno nei temi dell’economicità e dell’efficienza delle prestazioni erogate, oggi è parimenti necessario accrescere la nostra sensibilità sugli aspetti che coinvolgono la condizione complessiva del malato e della persona, affinché questi sia almeno posto nella situazione di vivere con dignità la propria solitudine.

 

martedì
feb212012

Scuola e Società. La realtà sociale all'interno delle strutture scolastiche

Perché vale la pena imparare, apprendere?

Cosa può significare insegnare e/o educare?

Perché educare o essere educati?


Attraverso la risposta a queste domande i docenti possono ridestare il "gusto" all’insegnamento e negli studenti la ricerca di uno scopo autenticamente umano nello studio.

L'osservazione di un disagio sempre crescente nella condizione giovanile e nei processi di inserimento nella realtà scolastica manifesta la presenza di tensioni individuali e collettive che chiedono di essere espresse e individuate. Tali situazioni possono essere affrontate in maniera opportuna dalla scuola attraverso progetti con i quali si intende proporre alla scuola un ripensamento dei curricula ed un uso programmato e cogestito del tempo previsto per le assemblee studentesche.

Finalità: dare la possibilità alla scuola di creare dei gruppi che possano dare vita ad attività di svago o paracurriculari, in modo tale che i ragazzi possano esprimere quello che hanno dentro e utilizzare le energie in qualcosa che può loro servire.

Lavoro e società: sulla base di proposte avanzate dai ragazzi si possono operare delle scelte come attivare dei laboratori per le attività espressive, finalizzate alla maggior conoscenza di sé, per fare affiorare il proprio vissuto, trovare uno spazio veramente espressivo, non ricreativo.

Il sogno: poter accedere al mondo del lavoro, nel campo del sociale.

Nella scuola oggi fare cultura non basta, ci vuole informazione continua, aggiornamento, adeguamento dei programmi scolastici alla realtà sociale contingente con tutti i suoi risvolti politici ed economici, ci vuole quel soffio innovativo con cui trasmettere ai giovani la voglia di costruire e crescere in un contesto che non sia estraneo ai loro problemi.

lunedì
dic122011

Sedare il dolore: un servizio di qualità

Il dolore assume significati che investono la cultura, la morale e la religione. Il problema di dare sollievo al dolore è presente in tutta la storia della medicina, cominciando da Ippocrate, Celso, Galeno, Avicenna e molti altri ancora. Il dolore può avere o meno significati religiosi o culturali, a seconda dell' "intuizione del mondo" del soggetto che ne viene colpito. Di ogni dolore si deve valutare anche la componente psicogena. Dal 1960 i Centri di terapia del dolore o, con parola greca, di algologia, si sono diffusi in tutto il mondo, compresa l'Italia. Quando la previsione di vita è di alcuni mesi, il paziente che soffre va aiutato con ogni mezzo, oppioidi compresi: i derivati dell'oppio sono farmaci di uso secolare e di sperimentata efficacia. Ippocrate affermava: "è cosa divina sedare il dolore degli uomini". Sempre più si parla di "cure palliative" che non agiscono tanto sul male, quanto sul dolore e sulla qualità della vita del paziente. Al malato terminale e ai suoi rapporti con la società, sono oggi dedicati molti studi.
Spesso ci troviamo di fronte al rifiuto non solo della morte, ma anche della sofferenza e della malattia.
I protocolli che raccolgono le indicazioni terapeutiche più efficaci a livello mondiale rappresentano una guida aggiornata a cui fare riferimento, anche se, ogni malato, nel momento in cui accusa un dolore, rappresenta un caso a se stante. L'assistenza medica italiana, pur nell'attuale fase di crisi, è da considerarsi soddisfacente: a domicilio i malati sono seguiti dal proprio medico curante, mentre negli ospedali funziona bene l'interazione fra i medici di base e i Centri di terapia del dolore. In questo numero di Vivisalute Magazine (.pdf / ca. 2,5Mb) abbiamo selezionato scrupolosamente i Centri di eccellenza della terapia del dolore presenti sul territorio, fiduciosi di rendere al cittadino un servizio, oltre che di qualità, anche di grande utilità. Quando la speranza del "dopo" si affievolisce, il tempo si destruttura, il domani diventa come ieri, mentre la vita assapora la monotonia della ripetizione. Nella malattia e nel dolore il malato si scopre attento al proprio corpo invece che al mondo, e, sempre più incapace di trovare uno sbocco sulle cose, dimora in sé.

sabato
nov122011

L'attenzione all'ascolto come progetto di vita

Come fare solidarietà concreta, non solo parolata?

Io credo che il nostro compito fondamentale sia quello di essere portatori non solo di alcuni impegni nel sociale, ma anche di un "progetto di vita", di un modo di essere. Se è vero che oggi è importante parlare, esprimere i propri bisogni, le proprie convinzioni o dubbi, è altrettanto vero che bisogna prestare attenzione all’ascolto, che non è preoccuparsi degli altri, ma lasciare che siano gli altri a dire cosa li preoccupa: ascoltare vuol dire fare spazio dentro di sè all’altro.

Un punto culminante dell’educazione alla solidarietà riguarda il "dono di sè" che presuppone umiltà, pazienza, il dare tempo all’altro per camminare insieme, nel riplasmare i rapporti sociali: questa è l’essenza della nostra esperienza. Essere davvero "campioni di umanità" deve essere il nostro fine, per vivere questa esperienza con semplicità e gioia.

Il livello di una civiltà non si misura dalla sua capacità di produrre, dal tasso di industrializzazione o dal reddito pro-capite, ma più semplicemente dal livello di assistenza o dalla capacità di sostenere i più deboli, fatto salvo che "nemo dat quod non habet". Il servizio alla persona non va concepito a singhiozzo, ma deve durare nel tempo; si tratta di una grossa pretesa, sostenuta dallo stimolo della motivazione. Ascoltare questo stimolo, cercare di coltivarlo, porterà alla necessità di prodigarsi senza lasciarsi soffocare da facili alibi, da cedimenti arbitrari.

La continuità è una marcia obbligatoria nella solidarietà, essa deve descrivere una precisa traiettoria che fa e deve fare storia, deve irrompere nella società che sollecita testimonianze di fratellanza e di amore, senza che questa affermazione suoni retorica e presuntuosa. È necessario far maturare nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei nostri ambienti di lavoro o di ritrovo, il desiderio e la necessità di essere utili, ma tutto ciò deve essere un’esigenza intramontabile, uno stimolo costante e impositivo, per una continuità che riassuma in sé tutto il coraggio e la coscienza di quella conversione che auspichiamo per noi e per la società, con un comportamento silenzioso che potrà scavare la pietra dell’indifferenza e dell’ostilità.

Noi viviamo una cultura che esalta la bellezza, la forza, la salute; negli anziani dipendenti (pensiamo ai malati cronici) è esaltata invece la debolezza, la mancanza di risorse. Ma l’invecchiamento non avviene nello stesso modo e con gli stessi tempi per tutti, soprattutto sul piano intellettuale. La prospettiva di un anziano non è necessariamente involutiva: aiutiamolo, con l’intelligenza del cuore, ad accrescere l’autostima suscitando atteggiamenti positivi. L’era del predominio muscolare che attiene ai giovani, è finita; è giunto il momento di riappropriarsi dei valori dell’età adulta. Senza progettualità non c’è futuro, non c’è vita. Aiutiamo gli anziani a rimanere giovani offrendo loro la possibilità di una diversa evoluzione del corpo e dello spirito, consapevoli che l’uomo, nonostante i limiti temporali legati alle stagioni della vita, si difende e lotta per trasformare tali limiti. Il mondo degli anziani rappresenta, all’interno della società, uno dei settori più dinamici, e pone gli operatori sanitari e le istituzioni geriatriche di fronte alla necessità di mettere in discussione i propri paradigmi per continuare a svolgere nel migliore dei modi la propria funzione. Una sfida politica urgente senza uguali, nell’era della longevità.

Si parla spesso della centralità del malato, molto meno della centralità della persona. I casi di suicidio in aumento, l’uso di droga, comportamenti asociali sono un sintomo inequivocabile di disagio. La prevenzione di questi fenomeni deve entrare a far parte di una politica integrata tra il sociale e il sanitario. Tra i mali che affliggono l’umanità c’è la solitudine sociale che è figlia del nostro tempo e che trova nel mondo attuale un fecondo nutrimento sociale e psicologico. Proprio oggi, in cui la gestione dei servizi e delle strutture sanitarie impone un accresciuto impegno nei temi dell’economicità e dell’efficienza delle prestazioni erogate, oggi è parimenti necessario accrescere la nostra sensibilità sugli aspetti che coinvolgono la condizione complessiva del malato e della persona, affinché questi sia almeno posto nella situazione di vivere con dignità la propria solitudine.

lunedì
ott172011

Largo al mondo di fantasia "reale" dei giovani talenti

I giovani in primo piano

Tra un presente consumato in termini minimalistici ed una cultura dello scetticismo formale e consumistico, all’interno di una società come la nostra, costantemente esposta alla tentazione della deriva etico-morale, nella quale tutto è fluido, incerto, opinabile e variabile, la perdita progressiva di senso e prospettive, il delinearsi di nuove tendenze nei consumi, il profilarsi di diversi stili di vita, testimoniano il bisogno della ricerca di canali di comunicazione alternativi e, al fondo, un’intima esigenza di ancorarsi al codice non scritto dei valori che testimoniano senz’appello l’appartenenza al consesso umano.

Una società che va verso il futuro ma senza perdere di vista il passato, che impara a leggere i cd rom, ma non rinuncia ai libri; che ascolta cd ma non spegne la radio. Avviata sulla strada del benessere ma distratta, smarrita, impoverita nel significato da insufflare nelle azioni quotidiane, sempre più insidiate dalle tenebre di una barbarie latente. Una sorta di paganesimo moderno che consapevole della condizione umana, della sua infelicità e delle sue prove, rinchiude l’uomo in se stesso, riducendolo a quello che conosce della propria condizione, disconoscendone nel contempo il suo destino.

Un mondo presidiato da idoli fatui, capaci quest’ultimi di svuotare sterilmente le idealizzazioni delle aspirazioni future, finendo così per simbolizzare la prepotenza dei desideri dell’uomo. Un contesto confuso in cui si stanno accentuando i livelli di incertezza, di insicurezza, e che vive i cambiamenti di usi, consumi, modelli in modo conflittuale e a tratti contradditorio. Con l’avvento della tecnica e delle nuove tecnologie senza regole, non confortato neppure da adeguata preparazione culturale e consequenziale condizione psicologica, in grado solo di privare di punti d’arrivo certi che non abbiano carattere di mera occasionalità.

Ma se la confusione impera, la casualità assedia la ragione, se il nulla è sotteso alla cifra di passione ideale dichiaratamente vissuta, il senso della realtà latita, il pressapochismo ci incalza, la mancanza di cura e di vera passione nel far bene le cose dilaga, e l’accesso alla libera espressività del mondo giovanile viene sistematicamente impedito, si afferma una fame di pensiero autentico, la voglia concreta di affrancarsi da una realtà codificata, appiattita verso il basso e incardinata nell’indistinzione amorfa. Nonostante la prevaricante invadenza massmediologica e gli effetti nefasti di una cultura video analfabeta, esiste un luogo del non tempo, un luogo appartato, assolutamente personale, fatto di immagini, suoni, percezioni sottili, destinati a costruire nel nostro intimo la presa di coscienza dei risvolti di una società sempre più sfaccettata e sfuggente. Anche i ragazzi che nel chiuso della loro stanza, in piena e assoluta solitudine, animati dall’estro creativo, riescono a ricreare il loro mondo fantastico ma "reale", devono avere la possibilità di realizzare i loro "sogni di carta".